Uomini in ascolto: nasce una nuova consapevolezza maschile tra lavoro, parità e cura

Conquiste del Lavoro – Anno 2025 –25 Ottobre
Interrogarsi oggi sul significato dell’essere uomo è una sfida culturale e sociale di grande portata. Per troppo tempo il maschile è stato considerato la misura universale del neutro, un paradigma non discusso attorno al quale si definivano ruoli, poteri e linguaggi. Ma qualcosa sta cambiando. Lo dimostra la ricerca “L.U.I. – Lavoro, Uomini, Inclusione”, promossa da Fondazione Libellula in collaborazione con l’Università Cattolica, che ha raccolto la voce di oltre duemila uomini lavoratori italiani per indagare il loro rapporto con parità di genere, paternità, discriminazioni e stereotipi. Il quadro che emerge è complesso ma promettente. Più del 90% degli intervistati riconosce che l’equità tra i generi rappresenta un vantaggio per tutti, non una concessione alle donne ma un traguardo collettivo. Il 77% si sente coinvolto nel contrasto alla violenza di genere, segno di una crescente sensibilità verso un tema per lungo tempo percepito come “altro”. Tuttavia, i giovani appaiono meno partecipi: tra gli under 30 la percentuale scende al 46%, segnale di una disconnessione che richiama la necessità di educare alla responsabilità e alla cura già nelle scuole. La ricerca – ha coinvolto un campione di oltre 6.000 persone, prevalentemente del Nord e Centro Italia, che restituisce un’immagine in trasformazione del ruolo paterno. Solo un terzo dei padri ha usufruito del congedo parentale, ma il dato cresce tra i trentenni e quarantenni, dove si intravede una maggiore disponibilità a ridefinire i confini tra lavoro e famiglia. Resta però evidente la distanza tra i generi: se il 18% degli uomini dichiara di sacrificare la carriera per la famiglia, tra le donne la percentuale sale al 60%. Il mondo del lavoro è il terreno dove il cambiamento si manifesta con più forza e contraddizione. Molti uomini riconoscono di vivere ancora in una cultura aziendale costruita su un modello di performance e competizione, in cui ammettere fragilità è percepito come debolezza. Eppure, quasi un uomo su quattro ha lasciato un impiego per motivi legati a discriminazioni, molestie o ambienti tossici. Anche il maschile soffre, ma spesso non trova le parole per dirlo. Da questa consapevolezza nasce l’idea di costruire nuovi spazi di dialogo. Gruppi di autocoscienza maschile, promossi da esperti di psicologia della violenza di genere, offrono agli uomini la possibilità di confrontarsi su emozioni, paternità e vulnerabilità. Scardinare l’immagine tradizionale dell’uomo “forte e invincibile” e scoprire una dimensione più autentica, di cura e di ascolto. La ricerca, suggerisce che la rivoluzione della parità non può realizzarsi senza la partecipazione maschile. Se quasi un terzo degli uomini pensa che la parità sia ormai un obiettivo raggiunto – contro appena il 6,5% delle donne – significa che la strada della consapevolezza è ancora lunga. Serve un cambiamento culturale che passi dall’educazione, dal linguaggio e dai modelli di riferimento proposti dai media, dalla scuola e dalle istituzioni.

