Italia stanca e fragile
Il paese che invecchia tra cronicità, solitudini e una sanità sempre più sotto pressione

Conquiste del Lavoro – Anno 2026 – Sabato 10 Gennaio
L’Italia inciampa sul proprio futuro. Tra invecchiamento accelerato, stili di vita sempre meno salutari e una prevenzione che fatica a decollare, il volto del Paese appare sempre più segnato. L’e tà media della popolazione, pari a 46,6 anni nel 2024, è destinata a superare i 50 anni entro il 2050, mentre il Servizio sanitario nazionale arranca su accesso alle cure, qualità dell’assistenza e capacità di rispondere a bisogni crescenti. A pesare è soprattutto la solitudine degli anziani: il 40% vive solo, con oltre 4 milioni di ultra 65enni privi di un adeguato supporto quotidiano. Tra gli over 75, circa 1,3 milioni non ricevono aiuti sufficienti per affrontare la vita di tutti i giorni. Una fragilità sociale che si intreccia con quella sanitaria, in un Paese sempre più afflitto da malattie croniche. La cronicità è ormai una costante. Ipertensione, diabete, artrosi, artrite e osteoporosi compromettono la qualità della vita di milioni di persone. Non sorprende che il livello di soddisfazione per la propria vita e per il tempo libero crolli in presenza di una o più malattie croniche, con effetti ancora più marcati tra i giovani adulti. Alla base di questo quadro ci sono stili di vita sempre più “nordeuropei”: consumo di alcol concentrato nel fine settimana, aumento dell’assunzione fuori dai pasti e un progressivo abbandono della dieta mediterranea. Solo il 18,5% degli italiani vi aderisce pienamente, mentre quasi la metà della popolazione vive in condizioni di sovrappeso o obesità. In questo contesto cresce anche il diabete, vera emergenza sanitaria e sociale, che colpisce soprattutto le fasce più fragili e pesa in modo significativo sulla spesa ospedaliera. La prevenzione resta il grande anello debole. Gli screening oncologici non hanno ancora recuperato i livelli pre-pandemici e le disuguaglianze territoriali restano profonde: il Nord corre, il Sud arranca. L’accesso ai servizi sanitari, sempre più condizionato da fattori geografici, economici e organizzativi. A tutto questo si aggiunge una spesa sanitaria pubblica che cresce poco e, al netto dell’inflazione, arretra. L’Italia investe nella sanità una quota di PIL inferiore rispetto ai principali Paesi europei e scarica una parte crescente dei costi sulle famiglie. Aumenta la spesa privata, crescono l assicurazioni e welfare aziendale, mentre il sistema pubblico fatica a mantenere equilibrio e qualità. Critica anche la situazione della salute mentale: sottofinanziata, disomogenea, messa ulteriormente sotto stress dalla pandemia. Quadro che emerge dalla XXII edizione del Rapporto Osservasalute 2025. Senza investimenti strutturali, prevenzione efficace e riduzione delle disuguaglianze territoriali, il rischio è quello di un Paese sempre più anziano, più fragile e meno tutelato. Una sfida che riguarda non solo la sanità, ma il futuro stesso del welfare italiano.

