DIETRO LE QUINTE (chi sono)
Ogni storia ha un inizio, e la mia comincia a Cleto, un piccolo borgo calabrese dove le pietre delle strade raccontano di amicizia, sacrificio e appartenenza. Lì ho imparato che la vita si costruisce con i gesti semplici: i giochi in piazza, la comunità che ti abbraccia, la fede che ti accompagna da chierichetto e poi da giovane animatore.
Come in ogni viaggio, però, arriva il momento della chiamata alla prova. Per me fu la perdita di mio padre, in un tempo in cui ero ancora un giovane disoccupato. Quel dolore avrebbe potuto fermarmi. Invece, è diventato la spinta più grande: il suo esempio di umiltà e sacrificio è rimasto la mia bussola.
Se mio padre è stato il mio modello, mia madre è stata la mia mentore. Con il suo amore instancabile mi ha insegnato a non arrendermi mai, a credere nello studio, a trovare forza anche nei momenti più bui. Ogni ritorno a casa, tra il calore del caminetto e la sua presenza, mi restituisce la certezza che le piccole cose sono la vera ricchezza
Il mio viaggio è stato segnato da sfide e prove continue. Alle scuole medie, una professoressa mi giudicò inadatto al liceo, consigliandomi una strada più semplice. Eppure, contro ogni previsione, portai all’esame di Stato non solo materie tecniche, ma anche la letteratura che amavo: Verga, Leopardi, Manzoni. Fu lì che compresi che non siamo mai definiti da un giudizio, ma dalle nostre scelte.
Un’altra lezione l’ho imparata con il fare un passo indietro. Non per rinunciare, ma per osservare, per crescere con pazienza, per scegliere con consapevolezza. È un gesto che richiede coraggio, soprattutto in un mondo in cui tutti spingono per stare davanti.
Nella mia discesa nel mondo politico giovanile, ho incontrato sia persone straordinarie animate da ideali, sia figure interessate solo a consensi facili. Questa esperienza mi ha insegnato a distinguere la vera leadership da quella apparente, portandomi fino a Palazzo Chigi e alla Camera dei Deputati. È stata la prima porta che si è aperta sul mio futuro da giornalista
Parallelamente, ho vissuto un’altra grande avventura: quella nella sanità. Come infermiere, ogni giorno mi confronto con la vita e la morte, con il dolore e la speranza. Questa esperienza mi ha insegnato a guardare oltre i numeri, a vedere le persone, a raccontarne le storie.
Anche l’impegno sindacale è stato un passaggio cruciale: negoziazioni, conflitti, decisioni difficili. In quelle stanze ho imparato l’ascolto, la mediazione, e il peso delle scelte che possono cambiare il destino di tanti lavoratori.
Oggi, come giornalista pubblicista, sento di aver completato un ciclo e insieme iniziato un nuovo capitolo. Racconto ciò che conta: sanità, politica, dinamiche sociali. Do voce a chi non ce l’ha, senza rincorrere riflettori, ma lavorando con dedizione e verità.
Il mio ritorno a casa è duplice: da un lato la Calabria, che mi ricorda ogni giorno le mie radici; dall’altro Roma, che mi offre una visione più ampia e la possibilità di intrecciare storie e connessioni.
E così, ogni tappa del mio viaggio mi ha insegnato che nelle difficoltà si nasconde sempre una possibilità
