La crisi è nei numeri, non nei valori

Il Servizio Sanitario Nazionale attraverso gli occhi degli infermieri
Conquiste del Lavoro MAGAZINE – Anno 2025– 30 Ottobre
L’ Articolo 1 del Codice Deontologico delle Professioni Infermieristiche definisce l’identità dell’infermiere come professionista sanitario competente, proattivo e autonomo, capace di agire con responsabilità nei percorsi di cura. Un supporto fondamentale del sistema salute. Nonostante questo, il nostro SSN vive una crisi evidente nei numeri: carenza di personale, posti scoperti, turni estenuanti e stipendi non adeguati. Ma la dedizione e i valori degli infermieri resistono, come testimoniano le esperienze di chi affronta ogni giorno sfide professionali ed emotive: Salvatore, coordinatore infermieristico, non dimenticherà mai le parole di un paziente durante la pandemia: “Avete avvisato i miei figli?”, chiese poco prima che gli fosse tolta la CPAP. Morì tre ore dopo. Ancora oggi quell’episodio lo accompagna, simbolo della solitudine e della dignità che solo la vicinanza di un infermiere riesce a custodire. I problemi maggiori che affronta nel suo lavoro sono la burocrazia che sottrae tempo all’assistenza e un carico fisico ed emotivo enorme. Per reggere, ha trovato nella palestra la sua valvola di sfogo, ma confessa che dopo la pandemia aveva quasi deciso di licenziarsi, tanto era forte il peso psicologico di quel periodo. Gerardina, che lavora in un’UTIC radiologica in Toscana, ricorda il volto di un paziente morente in rianimazione, un’immagine che l’ha segnata nel profondo. Racconta che per gestire lo stress, spesso, bisogna prendere le cose con leggerezza, quasi con superficialità, anche se sa bene quanto sia difficile. Rosa, invece, infermiera del 118 a Vibo Valentia, porta nel cuore un ricordo doloroso: la morte di un ragazzo tra le sue braccia. Un episodio che non si dimentica e che mostra la durezza di un lavoro fatto spesso in solitudine. Racconta che la mancanza di medici a bordo delle ambulanze è un problema grave che si ripercuote sull’efficacia dei soccorsi. Ai giovani che si avvicinano a questa professione lancia un messaggio netto: “Non fatelo se non siete disposti a viverla con amore. Senza amore, non si regge”. Lorenza, anche lei infermiera, porta nel cuore un ricordo che invece le ha dato forza. Un giorno riuscì a rianimare un paziente in arresto cardiaco. Da allora quell’uomo torna ogni anno a ringraziarla. “Non c’è gratitudine più grande di questa. Ma i ritmi sono troppo elevati rispetto alle risorse. Ho evitato escalation di violenza solo per esperienza e prontezza, altrimenti avrei rischiato anch’io aggressioni fisiche. Ai giovani dico: non affrontate questo mestiere con superficialità. Richiede preparazione e dedizione assoluta”. Marco vive un’esperienza opposta. “Seguo un paziente ricoverato dal 20 dicembre 2023. Siamo a settembre 2025 e lui è ancora qui. Questo lavoro ti mette davanti a storie interminabili, che logorano. Lo stress lo gestisco con psicologi e psichiatri, perché da soli non sempre si può reggere”. Ai ragazzi che pensano a questa professione dice senza mezzi termini: “Cambiate strada!”. Davide, invece, parla di una stanchezza che non è solo fisica: “Il problema è il senso di abbandono da parte delle istituzioni. Ci chiedono tanto, ma spesso ci sentiamo invisibili. È questo che ti logora più di tutto”. Fabio, infermiere Case Manager, ricorda l’aver individuai un percorso riabilitativo per un paziente diverso da quello proposto dai medici. Fu una scelta difficile, ma si rivelò quella giusta. Anche lui denuncia carenza di personale e lo scarso riconoscimento economico. Roberta, dirigente delle professioni sanitarie in Liguria, racconta di quanto sia importante costruire relazioni umane autentiche. “I pazienti sono grati e si ricordano di te, del modo in cui ti sei preso cura di loro”, spiega. Ma aggiunge che il personale è spesso demotivato, le risorse sono allocate male e mancano spazi adeguati. Ai giovani dice di credere nella professione, pur con la consapevolezza che senza una revisione salariale sarà difficile attrarre nuove energie. Manuela, infermiera in un ambulatorio di gastroenterologia, in Sicilia, racconta una delle problematiche più urgenti: “La carenza di infermieri è cronica. Molti colleghi scelgono di andare all’estero, dove le condizioni sono migliori. La retribuzione è bassa rispetto alla media europea e questo si riflette su come veniamo percepiti a livello sociale.” Emma, infermiera, racconta di pazienti giovani affetti da prognosi infauste, che nonostante tutto non hanno mai smesso di lottare con un atteggiamento sempre positivo. Per lei, il giorno più gratificante è quello in cui un paziente le dice di sentirsi sicuro grazie alle cure ricevute. Valentina, impegnata nell’assistenza territoriale a Roma, racconta la complessità di un ruolo che non riguarda solo i pazienti, ma anche i caregiver, spesso stremati e impreparati. Denuncia risorse insufficienti. Per reggere lo stress, partecipa a riunioni settimanali di gruppo, momenti preziosi per condividere il peso emotivo con i colleghi e ritrovare equilibrio. Letizia, coordinatrice delle dimissioni difficili, ricorda la morte di un neonato prematuro e, subito dopo, la complicanza che costrinse la madre a un’isterectomia. “In quei momenti – dice – senti tutta la fragilità della vita e la responsabilità del nostro lavoro”. Ogni giorno affronta aspettative troppo elevate rispetto alle risorse disponibili, problemi organizzativi e un sistema che chiede molto ma restituisce poco. La burocrazia pesa moltissimo, togliendo spazio al contatto umano. Per reggere, fa gruppo e valorizza il personale, perché solo così si sopravvive alla pressione quotidiana. La pandemia le ha insegnato a dare le giuste priorità, mentre sul futuro non ha dubbi: servono più formazione e possibilità di carriera. La violenza, racconta, si affronta con la diplomazia, ma senza una cultura del rispetto il problema non si risolve. Ai giovani lancia un invito: “Sognate in grande e scegliete ciò che vi appassiona, perché se lo farete non lavorerete un solo giorno, vivrete la vostra vocazione”. Queste storie si intrecciano con dati ufficiali che confermano le difficoltà della professione. Ai test di ammissione ai corsi di laurea in Infermieristica di quest’anno, in 41 atenei pubblici, il numero di domande non coprirà i posti a bando. I posti disponibili sono passati dai 10.614 del 2001 ai 20.699 attuali, ma le iscrizioni non seguono la stessa crescita. Nelle regioni del Meridione, il rapporto domande/posti è in media di 1,5. FNOPI segnala che, nonostante il calo di partecipazione ai test, la professione resiste, ma resta preoccupante la tendenza dovuta al calo demografico e alla scarsa attrattività economica e sociale. Il primo Rapporto FNOPI-Sant’Anna fotografa una situazione strutturale: 6,5 infermieri ogni 1.000 abitanti in Italia, contro gli 8,4 della media europea, e appena 4,79 considerando solo il personale pubblico. Le differenze regionali sono drammatiche: in Lombardia appena 3,53, in Liguria 6,3. Quasi il 30% degli infermieri italiani pensa di cambiare lavoro, fino al 45% nelle aree ospedaliere, principalmente per stipendi bassi, carenza di personale e scarse opportunità di crescita. Alla carenza numerica si aggiunge la violenza sul lavoro. Gli infermieri sono la categoria più colpita da aggressioni, soprattutto le donne. Questi episodi derivano spesso da disagi organizzativi e mancanza di personale. La Legge 251 del 2000 ha riconosciuto l’autonomia e la responsabilità dell’infermiere, ma senza investimenti, sicurezza e valorizzazione economica rischia di restare solo sulla carta. Nonostante ciò, ogni storia raccontata testimonia che gli infermieri continuano a lottare con passione, resilienza e dedizione. La crisi numerica non deve oscurare i valori della professione. La vera domanda non è se i giovani debbano intraprendere questa strada, ma se la società sia pronta a riconoscere davvero il valore di chi, ogni giorno, fa della cura la propria missione. La crisi è nei numeri non nei valori, quelli veri, che restano incrollabili nelle mani di chi, ogni giorno, sceglie di esserci. Il futuro del SSN si costruisce con gli infermieri.

